Google, Maps e presenza locale
La categoria su Google non è una parola chiave: è una dichiarazione
Daniele Balzano — Nocri Lab, Bologna
In breve: la categoria non serve a farsi trovare per più cose: serve a dire cosa sei. Sceglierla in base a quello per cui vorresti comparire, invece che a quello che fai, è l'errore che si fa con le migliori intenzioni — e l'effetto non è comparire di più: è comparire davanti alle persone sbagliate e sparire davanti a quelle giuste.
L'errore, e perché sembra intelligente
Il ragionamento è questo, ed è comprensibile: «la categoria è una parola, quindi metto quella più cercata».
Non funziona, per un motivo che riguarda cosa fa quella casella. Google indica di scegliere la categoria che rappresenta al meglio ciò che l'attività offre realmente, e specifica che la categoria principale deve descrivere l'attività principale. Fonte: Google Business Profile — gestione del profilo
Non è un campo di testo dove infilare parole: è una dichiarazione di cosa sei. E come tutte le dichiarazioni, se è imprecisa non ti allarga il pubblico — ti rende più difficile da collocare.
Parti da cosa sei, non da cosa vuoi intercettare
La domanda giusta è questa, e va risposta a voce:
Se dovessi spiegare a qualcuno che non mi conosce che tipo di attività sono, come lo direi?
Non «per cosa vorrei comparire». Cosa sono.
Un ristorante non diventa un servizio di catering perché vorrebbe intercettare quella ricerca. Un idraulico non diventa un'impresa edile perché suona più grande. Se il catering lo fai davvero, ha una sua strada — le categorie aggiuntive, o una pagina che lo racconta. Ma la principale resta quello che sei quando apri la mattina.
La categoria principale, e la sua regola
Deve rappresentare il cuore dell'attività, ed essere la più specifica fra quelle che descrivono davvero quel cuore.
«Più specifica» è la parte che spaventa, perché sembra restringere. Nella pratica succede il contrario: una categoria precisa ti mette davanti a chi cerca esattamente quello. Una generica ti mette in una folla dove nessuno ti riconosce.
Escludere qualcuno non è un difetto. È l'unico modo per essere riconosciuto da qualcuno.
Le categorie aggiuntive: poche e vere
Servono a rappresentare altri aspetti reali dell'attività, e la regola è la stessa della principale: solo cose che fai davvero.
Aggiungerne molte non ti rende più raggiungibile. Ti rende meno leggibile: se il profilo dichiara sette cose diverse, l'identità dell'attività diventa più difficile da capire — per chi cerca e per chi deve interpretarla.
Da non fare: Un profilo che dichiara di essere sette cose non ne è nessuna con chiarezza.
Il controllo delle due frasi
Prendi un foglio e completa:
La mia attività è ______
Il mio cliente cerca ______
Se le due frasi non hanno quasi niente in comune, il problema non si risolve con la categoria: è a monte, ed è di posizionamento. Nessuna casella compensa un'attività che non sa dire cosa vende con le parole di chi compra.
La pertinenza, del resto, è proprio la corrispondenza fra ciò che il profilo rappresenta e ciò che l'utente cerca. Fonte: Google Business Profile — posizionamento locale
Cosa la categoria non può fare
Non racconta tutto, e non deve. Servizi, descrizione, foto, sito e recensioni completano il quadro.
Quindi la ricerca della «categoria che fa posizionare» è la ricerca sbagliata. Quella giusta è: la categoria che rappresenta meglio quello che sono, e poi tutto il resto coerente con lei.
Cosa fare oggi, in dieci minuti
- Apri la tua scheda e leggi la categoria principale ad alta voce.
- Chiediti: è quello che sono, o quello per cui speravo di comparire?
- Guarda le categorie aggiuntive: ce n'è qualcuna che non corrisponde a un servizio vero?
- Completa le due frasi del controllo.
- Apri la scheda di un concorrente che compare sopra di te e guarda che categoria ha scelto.
Domande frequenti
Se cambio categoria perdo posizioni? Può cambiare per quali ricerche compari, ed è il punto: se prima comparivi per cose che non fai, comparire meno lì non è una perdita. Cambiare a caso, invece, e più volte, è un modo di non far capire mai cosa sei.
Quante categorie aggiuntive conviene mettere? Quante sono le cose che fai davvero e che un cliente cerca separatamente. Per molte attività sono una o due. Il numero giusto non si decide guardando i concorrenti.
Il mio mestiere non esiste fra le categorie disponibili. Succede. Si sceglie la più vicina fra quelle che descrivono davvero l'attività, e si usa la descrizione e i servizi per dire il resto. Quello che non funziona è scegliere una categoria lontana perché ha più ricerche.
Dove questo controllo si ferma. Quello che vedi tu è un risultato solo: il tuo, da dove sei, con un telefono che ti conosce. Chi ti cerca è altrove, non ti ha mai cercato prima, e vede la tua scheda accanto a quelle di altri tre. Quel confronto — il tuo profilo messo in fila con quelli che compaiono davvero per le ricerche che ti interessano — da soli non si vede, perché nessuno guarda sé stesso e i vicini con lo stesso occhio nello stesso momento.
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Da leggere dopo
- Google Business Profile: cosa controllare nella scheda
- Non compari su Maps: separa le tre cause — la pertinenza, per esteso
- Le parole che usa il cliente non sono quelle che usi tu — lo stesso problema, sul sito
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Fonti
- Google Business Profile — Aggiungere o modificare le informazioni dell'attività
- Google Business Profile — Suggerimenti per migliorare il posizionamento nei risultati locali