Come funziona la ricerca

Nome, indirizzo e telefono: se ogni fonte dice una cosa diversa, il cliente non sceglie

Daniele Balzano — Nocri Lab, Bologna

In breve: l'incoerenza non è un problema di ordine, è un problema di fiducia. Chi trova tre versioni diverse del tuo numero non pensa «che disordine»: pensa che due su tre siano vecchie, e siccome non sa quale sia quella buona, il rischio più comodo è non provare affatto.

Il danno non è quello che sembra

Quando si parla di coerenza dei dati, quasi tutti pensano a Google: se le informazioni non tornano, Google si confonde.

È vero, ed è la parte meno grave.

La parte grave è che si confonde una persona, in un momento preciso: quello in cui aveva già deciso di contattarti. Ha trovato due numeri diversi. Ne prova uno, non risponde nessuno. Adesso ha una scelta: provare l'altro, oppure tornare indietro e aprire il concorrente.

Quasi sempre torna indietro. Non perché sia impaziente, ma perché un'informazione contraddittoria è un segnale, e il segnale che manda è: forse questa attività non c'è più.

Da dove nasce, e non è pigrizia

Vale la pena capirlo, perché cambia come si risolve.

L'incoerenza non nasce quasi mai da negligenza. Nasce dal tempo: cambi il numero, aggiorni il sito e la scheda, e ti dimentichi dei quattro portali su cui ti eri iscritto nel 2019. Cambi sede, e resta un annuncio vecchio. Cambi ragione sociale, e l'insegna dice ancora l'altra.

E c'è una seconda causa, meno ovvia: non sei sempre tu a scrivere quei dati. Google dichiara di raccogliere le informazioni sulle attività da più fonti — contenuti pubblici del web, dati di terze parti, contributi degli utenti e informazioni fornite dai proprietari. Fonte: Google — da dove arrivano le informazioni sulle attività locali

Vuol dire che un dato sbagliato in una fonte pubblica può ricomparire anche dopo che l'hai corretto dove potevi. Correggere solo il tuo pannello, in quel caso, non risolve: il dato torna dalla fonte che non hai toccato.

Le sei cose che devono combaciare

Non sono le uniche informazioni che hai online, ma sono quelle che, se sbagliate, interrompono qualcosa:

  1. Il nome, scritto con la stessa stringa esatta. «Studio Rossi», «Rossi & C.» e «Studio Rossi Srl» sono tre nomi.
  2. L'indirizzo, nella stessa forma — via o v.le, numero, scala, il comune giusto se sei in una frazione.
  3. Il telefono, e deve essere quello a cui risponde qualcuno.
  4. L'indirizzo del sito, con o senza www, ma sempre lo stesso.
  5. Gli orari, compresi quelli speciali.
  6. La categoria o il mestiere, descritto nello stesso modo.

Il metodo che funziona: una versione ufficiale, scritta una volta

Il modo sbagliato di affrontare questo lavoro è aprire una fonte alla volta e correggerla a memoria. Dopo la terza non ti ricordi più quale sia la forma giusta, e ne introduci di nuove.

Il modo che funziona è al contrario, e costa mezz'ora:

Scrivi la versione ufficiale in un foglio. Una sola. Le sei righe qui sopra, nella forma esatta in cui vanno scritte ovunque. Quello diventa il documento da cui si copia — non da cui ci si ispira.

Poi si va a correggere, e si segna dove si è corretto, perché fra due anni servirà di nuovo.

Da non fare: La regola che ne discende: il giorno che cambi un numero o una sede, si riapre quel foglio e si rifà il giro. Non «quando capita».

Cosa fare quando trovi una fonte che non controlli

Succede: un portale su cui non hai le credenziali, una vecchia directory, un annuncio di qualcun altro.

Tre strade, in ordine:

  1. Rivendicare la scheda, dove è previsto — quasi tutti i portali seri lo permettono.
  2. Segnalare la correzione, dove c'è un modo per farlo.
  3. Se non si può nessuna delle due: rafforzare le fonti che controlli, così quella sbagliata pesa meno nel quadro complessivo.

Quello che non funziona è ignorarla sperando che sparisca. Le pagine vecchie restano in giro molto più a lungo di quanto sembri.

Gli errori che vedo più spesso

  • Correggere il sito e non la scheda, o viceversa. Sono due schermate diverse per il cliente.
  • Cambiare numero e tenere il vecchio «per sicurezza» su qualche fonte. Il vecchio numero prima o poi risponde a qualcun altro.
  • Il nome commerciale sull'insegna e la ragione sociale online: chi cerca il primo non trova il secondo.
  • Comune diverso fra scheda e sito, quando la sede è in una frazione.
  • Nessun elenco di dove sei iscritto, quindi a ogni cambio si dimentica sempre qualcosa.

Cosa fare oggi, in dieci minuti

  1. Cerca il tuo nome e apri i primi cinque risultati, compresi i portali.
  2. Segna nome, indirizzo, telefono e orari di ognuno in un foglio, uno sotto l'altro.
  3. Guarda le colonne: dove non combaciano?
  4. Scrivi la versione ufficiale, quella giusta, in cima al foglio.
  5. Comincia a correggere dal telefono, che è quella che interrompe di più.

Domande frequenti

Le piccole differenze contano davvero — «via» invece di «v.»? Per una persona no, quasi mai. Le differenze che contano sono quelle che cambiano il risultato: un numero diverso, un comune diverso, un orario diverso, un nome che non si riconosce. Su quelle vale la pena spendere tempo; sulle abbreviazioni, meno.

Devo iscrivermi a tutte le directory possibili? No, ed è l'errore opposto: più profili apri, più cose devi tenere allineate, e ogni profilo abbandonato diventa una fonte di incoerenza futura. Meglio poche fonti pertinenti e curate.

Se ho cambiato sede, la vecchia scheda va cancellata? Dipende dai casi: spesso la scheda esistente va aggiornata, non cancellata e rifatta, per non perdere le recensioni. La cosa da evitare è lasciarne due attive contemporaneamente, che è il modo più diretto per far arrivare qualcuno all'indirizzo sbagliato.

Dove questo controllo si ferma. Una ricerca alla volta dice poco: le persone arrivano da decine di formulazioni diverse, e quello che manca non è quasi mai la ricerca a cui hai pensato tu. L'insieme — per cosa compari, per cosa no, e quali di quelle mancanti valgono davvero qualcosa — non si ricostruisce cercando a mano.


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