Dati strutturati: cosa sono davvero, e cosa non fanno
Daniele Balzano — Nocri Lab, Bologna
In breve: i dati strutturati sono un'etichetta nascosta che dice a un programma cosa c'è dentro una pagina — questa è un'attività, questo è un orario, questo è un articolo. Aiutano a farsi capire. Non fanno salire nessuno, non sostituiscono il contenuto, e se dichiarano cose che sulla pagina non ci sono diventano un problema invece di un vantaggio.
Cosa sono, senza gergo
Una pagina web, per una persona, è chiara: si vede che quello è un orario e quello un indirizzo.
Per un programma no. Vede del testo. Deve indovinare che «lun-ven 9-18» è un orario di apertura.
I dati strutturati servono a togliere l'indovinello: sono righe invisibili al lettore che dicono, in una forma standard, questo pezzo è l'indirizzo, questo l'orario, questo il nome dell'attività. È un'etichetta, non un contenuto.
Ed è tutto qui. La ragione per cui questa cosa semplice viene raccontata come una leva potente è che ha un nome tecnico.
Cosa NON fanno, e va detto per primo
- Non fanno salire una pagina. Non sono un fattore che si compra o si accumula.
- Non sostituiscono il contenuto. Etichettare bene una pagina vuota la lascia vuota.
- Non garantiscono niente di visibile. Il fatto che siano corretti non obbliga nessuno a mostrare qualcosa di diverso nei risultati.
Google, per le funzionalità di ricerca generativa, ribadisce che restano rilevanti le fondamenta di sempre — contenuti originali, utili, affidabili e una struttura chiara — e non indica scorciatoie tecniche separate. Fonte: Google Search Central
A cosa servono davvero
A ridurre l'ambiguità. E l'ambiguità, per un'attività locale, è un problema concreto: se il tuo nome, indirizzo e orari sono dichiarati in modo esplicito, c'è una possibilità in meno che vengano letti male o presi da una fonte sbagliata.
Ha senso soprattutto quando la stessa informazione compare in più posti e deve combaciare. Dichiararla in modo esplicito sul tuo sito significa che la versione più autorevole — la tua — è anche la più facile da leggere.
Quali servono davvero a un'attività locale
Sono pochi, e sono questi:
- L'attività: nome, indirizzo, telefono, orari, sito. È il più utile di tutti per chi ha una sede o un'area di servizio.
- L'articolo: per i contenuti del blog — titolo, autore, data.
- Il percorso di navigazione: dove si trova la pagina dentro il sito.
- Le domande frequenti: solo se le domande sono davvero sulla pagina, visibili al lettore.
Tutto il resto è quasi sempre di troppo.
La regola che conta più di tutte
Si dichiara solo quello che c'è davvero sulla pagina, e che una persona può vedere.
Non è un consiglio di stile: è la linea che separa una cosa utile da una che può fare danno.
Dichiarare domande frequenti che sulla pagina non ci sono, o un'attività che non corrisponde, non è «ottimizzare»: è dire a un programma una cosa falsa. E il rischio non è di non ottenere il vantaggio: è di perdere credibilità su tutto il resto.
Da non fare: È anche esattamente il difetto che il Report contesta ai clienti: un servizio dichiarato solo nel codice e non visibile in pagina è una promessa che il sito fa ai programmi e non alle persone.
L'errore che vedo più spesso
Non è sbagliare la sintassi — quella la segnala uno strumento di controllo. È metterne troppi, e senza una funzione.
Nasce da un'idea sbagliata: più etichette metto, più il sito è ottimizzato. Non funziona così. Un'etichetta che descrive una cosa che non c'è non aggiunge: crea una discordanza fra quello che il sito dichiara e quello che mostra.
Il secondo errore, più insidioso: metterli e dimenticarli. Cambi orario, cambi numero, cambi sede — e l'etichetta continua a dichiarare i dati di prima. Da aiuto a fonte di incoerenza, in silenzio.
Cosa fare oggi, in dieci minuti
Questo è uno dei pochi temi in cui la cosa giusta è chiedere a chi ti segue il sito. Ma tre cose puoi controllarle da solo:
- Chiedi se sul sito ci sono i dati strutturati dell'attività, e se dicono i dati giusti di oggi.
- Se hai una sezione domande frequenti dichiarata, verifica che quelle domande si vedano davvero sulla pagina.
- Controlla che nome, indirizzo, telefono e orari dichiarati combacino con la scheda Google.
- Se hai cambiato numero o sede negli ultimi due anni, fallo verificare: è il posto in cui il dato vecchio sopravvive più a lungo.
- Chiedi che venga usato uno strumento di controllo ufficiale, non un occhio.
Domande frequenti
Devo occuparmene io? No. È una delle poche cose davvero tecniche di questo blog. Quello che ti riguarda è sapere che esistono e che devono dire la verità — così puoi chiedere a chi ti segue il sito se ci sono e se sono aggiornati.
Se li aggiungo, cosa cambia domani? Probabilmente niente di visibile, e chi ti promette il contrario sta esagerando. Servono a farsi capire meglio nel tempo, non a ottenere un effetto immediato.
Meglio metterne tanti o pochi? Pochi e veri. Ogni etichetta è una dichiarazione: più ne fai, più cose devi mantenere allineate. Quelle che descrivono l'attività e gli articoli coprono quasi tutto quello che serve a un'attività locale.
Dove questo controllo si ferma. Una ricerca alla volta dice poco: le persone arrivano da decine di formulazioni diverse, e quello che manca non è quasi mai la ricerca a cui hai pensato tu. L'insieme — per cosa compari, per cosa no, e quali di quelle mancanti valgono davvero qualcosa — non si ricostruisce cercando a mano.
Questo articolo ti fa fare il primo controllo da solo. Il Report di Presenza Digitale fa il passo dopo: guarda la tua attività, con le evidenze e l'ordine in cui conviene muoversi.
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Fonti
- Google Search Central — Ottimizzazione per le funzionalità di AI generativa nella Ricerca