Sito, esperienza e conversione
La homepage non deve spiegare tutto: deve far capire una cosa sola
Daniele Balzano — Nocri Lab, Bologna
In breve: la homepage non è il catalogo dell'azienda. È il punto in cui una persona decide se vale la pena continuare. Ogni cosa che aggiungi per non lasciare fuori nessuno rende più difficile capire la cosa principale — e la cosa principale è l'unica che serve a chi è appena arrivato.
Perché diventa un magazzino
Nessuno progetta una homepage confusa. Ci si arriva per accumulo, e sempre per buone ragioni.
C'è la storia dell'azienda, perché è vera e conta. Poi i servizi, tutti, perché escluderne uno sembra ingiusto. Poi le certificazioni, i loghi, le novità, il modulo, i social, il video. Ogni pezzo è stato aggiunto da qualcuno con un motivo legittimo.
Il risultato è che chi arriva deve fare un lavoro — capire cosa vendi e se riguarda lui — che avrebbe dovuto fare la pagina.
E c'è un secondo effetto, peggiore: quando tutto è importante, niente è evidente. Un titolo grande in mezzo ad altri quattro elementi grandi non è più un titolo.
Le quattro cose, in ordine
L'ordine non è estetico: è quello in cui una persona si fa le domande.
1. Cosa fai — e per chi
La prima schermata deve rispondere a sono nel posto giusto? in pochi secondi. Non con uno slogan: con una frase che contiene il mestiere e il destinatario.
La prova: nascondi il logo e fai leggere la prima schermata a qualcuno che non conosce l'azienda. Se dopo dieci secondi non sa cosa vendi, il problema non è grafico.
2. Perché fidarsi
Subito dopo, e con una prova, non con un aggettivo. Recensioni, lavori, numeri veri, il metodo, la persona che risponde. «Serietà e professionalità» non è una prova: è una parola che scrive anche chi non ce l'ha.
3. Cosa succede se vado avanti
È la domanda più sottovalutata di tutte. Prima di cliccare una persona pensa: mi chiamano subito? mi vendono qualcosa? quanto ci metto? Una riga che risponde vale più di un pulsante più grande.
4. Il passo successivo, uno solo
Uno principale. Se ce ne sono tre affiancati e tutti uguali, chi legge non sceglie: chiude.
Cosa NON deve stare in homepage
- La storia dell'azienda per esteso. Ha una pagina sua, e chi la vuole ci arriva.
- Tutti i servizi con la stessa evidenza. Se ne fai nove, in homepage stanno i tre che portano lavoro.
- Le novità aziendali. Interessano a te.
- Il modulo lungo. Il primo passo dev'essere piccolo.
- Ogni certificazione e ogni logo. Quelle che dicono qualcosa a chi decide, non tutte.
L'errore più costoso: chiedere troppo troppo presto
Succede quando la homepage chiede un preventivo a chi è arrivato dieci secondi fa.
Non è un problema di parole sul pulsante: è che il passo è più grande della fiducia costruita fino a quel punto. Nessun testo salva una richiesta fatta troppo presto — e la reazione non è «no grazie», è nessuna reazione.
Il passo giusto è il più piccolo che porta avanti: vedere qualcosa, ricevere qualcosa, capire come si comincia.
Cosa fare oggi, in dieci minuti
- Apri la homepage dal telefono e fermati alla prima schermata.
- Nascondi il logo e chiedi a qualcuno: cosa fa questa azienda?
- Cerca la prima prova: quanto in basso è?
- Conta i passi successivi offerti. Se sono più di due, deciderne uno principale è il lavoro.
- Chiediti se il passo che chiedi è proporzionato a dieci secondi di conoscenza.
Domande frequenti
Quanto deve essere lunga una homepage? Non c'è una misura. C'è un criterio: deve contenere quello che serve a decidere se continuare, e niente di più. Tutto il resto ha altre pagine.
Se ho nove servizi, come faccio a non escluderne nessuno? Non li escludi: li metti in una pagina servizi. In homepage stanno i tre che portano lavoro, o la frase che li tiene insieme. Metterli tutti con la stessa evidenza equivale a non metterne nessuno.
Serve un video? Solo se mostra qualcosa che il testo non può mostrare. Un video che ripete quello che c'è scritto sotto è un ostacolo, non un vantaggio: chiede attenzione senza dare un'informazione in più.
Cosa resta fuori. Puoi controllare che tutto funzioni. Non puoi sapere dove si ferma chi non ti conosce: serve seguire il percorso intero dall'esterno — dalla ricerca al contatto — e segnare in quale passaggio le persone smettono di andare avanti.
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