Sito, esperienza e conversione
I primi secondi sul sito: cerca orientamento, non informazioni
Daniele Balzano — Nocri Lab, Bologna
In breve: chi arriva sul tuo sito non comincia a leggere. Cerca di capire se è nel posto giusto, e lo fa prima di aver letto una frase intera — guardando la gerarchia, i titoli, quello che è in evidenza. Se in quel momento trova uno slogan invece di una risposta, deve fare un lavoro che avrebbe dovuto fare la pagina.
Non legge. Si orienta.
È la differenza che cambia il modo di scrivere una prima schermata.
Una persona che arriva non parte dall'inizio e prosegue: scansiona. Guarda il titolo, un paio di sottotitoli, quello che risalta, e da lì decide se vale la pena leggere davvero.
In quel momento la domanda in testa è una sola:
Sono nel posto giusto?
Tutto quello che non aiuta a rispondere è, letteralmente, in mezzo.
Le quattro domande, in ordine
1. Cosa fate?
Una headline vaga — «soluzioni per il futuro», «il partner della tua crescita» — non dà nessuna informazione. «Consulenza fiscale per piccole imprese» ne dà.
Più sei specifico, più chi legge può decidere in fretta se la pagina lo riguarda. E decidere in fretta di no è un buon esito: libera te e lui.
2. È per me?
Il sito deve far capire chi serve. Elencare tutti i pubblici possibili — «per privati, aziende, professionisti, startup, enti» — non allarga: annacqua. Chi si riconosce in un elenco di cinque non si riconosce.
3. Posso fidarmi?
Qui servono prove, non aggettivi: recensioni, lavori, un nome, un indirizzo, informazioni verificabili. Una promessa grande senza una prova non aumenta la fiducia: aumenta il dubbio.
4. Cosa devo fare?
Il passo successivo dev'essere visibile e chiamato col suo nome. Se vuoi una richiesta di preventivo, scrivilo. Se vuoi far chiedere un controllo, spiega cosa riceve.
La quinta domanda, che nessuno scrive
Ce n'è una che non compare mai nei manuali e che ferma più contatti delle altre quattro:
Cosa succede se clicco?
Mi chiamano subito? Mi vendono qualcosa? Quanto ci metto? Devo compilare dieci campi?
Una riga che risponde a questa vale più di un pulsante più grande. Perché il dubbio che ferma non è «mi interessa?», è «a cosa mi sto impegnando?».
L'ordine in cui arrivano le domande
Cosa fate?
Più sei specifico, più chi legge decide in fretta se la pagina lo riguarda.
È per me?
Chi si riconosce in un elenco di cinque pubblici non si riconosce.
Posso fidarmi?
Prove, non aggettivi. Una promessa grande senza prova aumenta il dubbio.
Cosa devo fare?
Il passo successivo chiamato col suo nome.
E quella che nessuno scrive
Cosa succede se clicco?
Mi chiamano subito? Mi vendono qualcosa? Quanto ci metto? Devo compilare dieci campi?
Il test della scansione
Si fa in trenta secondi e dice quasi tutto.
Apri la pagina e leggi soltanto:
- il titolo principale;
- i titoli delle sezioni;
- il testo dei pulsanti;
- quello che è in grassetto.
Se con questi riesci a ricostruire il senso della pagina, la gerarchia sta lavorando. Se trovi solo slogan, il lettore che scansiona — cioè quasi tutti — non trova niente.
Una precisazione onesta sui «tre secondi»
Si legge spesso che un cliente decide in tre secondi, o in sette, o in dieci. Sono numeri che circolano senza una fonte solida, e ripeterli non aggiunge niente.
Quello che si può dire senza inventare: la prima impressione arriva prima della lettura completa. La pagina deve dare una risposta prima di chiedere attenzione lunga. È sufficiente come principio, e non ha bisogno di un numero per funzionare.
Cosa fare oggi, in dieci minuti
- Apri la prima schermata dal telefono e nascondi il logo.
- Fai il test della scansione: solo titoli, pulsanti e grassetti.
- Chiediti se le quattro domande hanno risposta.
- Cerca la riga che dice cosa succede dopo il clic. Se non c'è, aggiungila.
- Fai leggere la prima schermata a qualcuno e chiedi: cosa fa questa azienda?
Domande frequenti
Quanto testo ci va nella prima schermata? Poco, e deve rispondere alla prima domanda. Il resto della pagina serve a chi ha deciso di continuare — ma nessuno continua se la prima non ha risposta.
Meglio una headline creativa o una descrittiva? Descrittiva, quasi sempre. La creatività funziona quando aggiunge alla chiarezza; quando la sostituisce, chi legge deve indovinare, e non indovina: se ne va.
E se il mio servizio è complesso da spiegare? Allora la prima schermata non deve spiegarlo: deve far capire a chi serve e che problema risolve. La spiegazione ha tutto il resto della pagina.
Cosa resta fuori. Puoi controllare che tutto funzioni. Non puoi sapere dove si ferma chi non ti conosce: serve seguire il percorso intero dall'esterno — dalla ricerca al contatto — e segnare in quale passaggio le persone smettono di andare avanti.
Questo articolo ti fa guardare il sito con occhi diversi. Il Report di Presenza Digitale guarda il percorso intero: dove si interrompe, e da dove conviene ripartire.
Vuoi capire dove il tuo sito sta perdendo contatti? →
Nessun costo · Un ordine di priorità · Nessun impegno