I collegamenti dentro il sito: dove mandi chi ha appena finito di leggere
Daniele Balzano — Nocri Lab, Bologna
In breve: ogni pagina lascia il lettore in un punto preciso, con una domanda nuova in testa. Il collegamento interno serve a rispondere a quella domanda. Non è una tecnica: è chiedersi cosa vuole sapere adesso — e la maggior parte dei siti non se lo chiede, quindi lascia le persone in un vicolo cieco.
Il momento che quasi nessuno considera
C'è un istante che decide se una visita continua o finisce: quando la persona ha finito di leggere.
In quel momento non è indifferente. Ha appena capito qualcosa, e proprio per questo ha una domanda nuova — più precisa di quella con cui era arrivata. Se in quel punto non trova niente, torna indietro, e quasi sempre non è una persona che tornerà.
Il collegamento interno serve esattamente lì. Non a distribuire non si sa cosa: a rispondere alla domanda successiva.
Come si decide dove mandare qualcuno
Una domanda sola, e va fatta per ogni pagina:
Chi ha appena finito di leggere questa pagina, cosa vuole sapere adesso?
E poi si va a vedere se quella cosa sul sito c'è. Se c'è, si collega. Se non c'è, hai appena scoperto quale pagina scrivere.
È il motivo per cui l'esercizio è utile due volte: sistema i collegamenti e ti dice cosa manca.
Come si scrive un collegamento che qualcuno clicca
Il testo del link dovrebbe dire cosa c'è dall'altra parte, non «clicca qui» e nemmeno il titolo secco della pagina.
«Per approfondire clicca qui.» «Se il problema è la distanza e non la scheda, ne parlo in Perché non compari su Maps.»
La seconda fa due cose: dice dove porta, e dice a chi serve. Chi non ha quel problema non ci clicca, ed è giusto così: un link su cui clicca la persona sbagliata non è un successo.
Le quattro direzioni che hanno senso
Non serve una mappa complicata. Servono quattro strade:
- Verso il pezzo più profondo. Un articolo che tocca un punto di striscio manda a quello che lo tratta per intero.
- Verso il passo precedente. Chi arriva a metà percorso spesso ha saltato una cosa che gli serve: dagli un modo di recuperarla.
- Verso la pagina che risolve. Quando il lettore ha capito il problema, deve poter arrivare a chi lo risolve. Un blog che non porta mai ai servizi è un blog che informa e basta.
- Verso il passo pratico. Il Report, il contatto, la cosa concreta — ma quando è il momento, non in ogni riga.
L'errore più comune, ed è di quantità
Riempire un testo di collegamenti nella convinzione che «più ce ne sono, meglio è».
L'effetto è l'opposto: quando ogni riga ha un link, nessuno ne clicca nessuno. Troppe strade davanti producono lo stesso risultato di nessuna strada — chi legge non sceglie, chiude.
Tre o quattro collegamenti pensati valgono più di venti automatici.
L'altro errore, meno visibile: le pagine isolate
Ci sono quasi sempre, in ogni sito, e nessuno se ne accorge: pagine che non riceve link da nessuna parte. Sono state scritte, pubblicate, e poi dimenticate. Nessuno ci arriva, se non per caso.
La prova si fa da soli: parti dalla pagina principale e prova ad arrivare a una pagina qualsiasi cliccando soltanto. Se non ci arrivi, non ci arriva nemmeno chi legge.
Il legame con i doppioni
C'è un effetto collaterale che vale la pena conoscere: quando due pagine rispondono alla stessa domanda, i collegamenti interni finiscono un po' sull'una e un po' sull'altra, a caso.
Il risultato è che nessuna delle due diventa quella di riferimento. Quindi, prima di sistemare i link: decidere quale pagina è la principale. Poi tutti i collegamenti su quel tema vanno lì.
Gli errori che vedo più spesso
- «Clicca qui» e «leggi di più»: non dicono dove portano.
- Link a caso messi per riempire.
- Nessun collegamento dal blog verso i servizi: si informa e si lascia andare.
- Pagine orfane, raggiungibili solo da chi ha l'indirizzo.
- Sempre gli stessi quattro link in fondo a ogni pagina, uguali per tutte: è un menu, non un collegamento.
- Link che portano a pagine che non esistono più, e nessuno se ne accorge.
Cosa fare oggi, in dieci minuti
- Apri la pagina che ricevi più visite e chiediti: cosa vuole sapere chi ha finito di leggerla?
- Controlla se quella cosa c'è sul sito. Se non c'è, hai il prossimo contenuto.
- Guarda i testi dei tuoi collegamenti: quanti diciamono dove portano?
- Parti dalla pagina principale e prova ad arrivare a una pagina di servizio solo cliccando.
- Cerca una pagina che nessun'altra pagina collega. Ce n'è quasi sempre almeno una.
Domande frequenti
Quanti collegamenti interni per pagina? Non c'è un numero. C'è un criterio: quanti ne servono per rispondere alle domande che quella pagina lascia aperte. Di solito sono tre o quattro. Se ne servono quindici, probabilmente la pagina sta cercando di fare troppe cose.
Meglio i collegamenti dentro il testo o in fondo? Dentro il testo si cliccano di più, perché arrivano nel momento in cui nasce la domanda. Quelli in fondo funzionano come indice per chi ha finito. Servono a due cose diverse e possono convivere.
Va bene collegare sempre alla stessa pagina importante? Sì, se ha senso ogni volta. Diventa un problema quando si collega per abitudine anche dove non c'entra: il lettore se ne accorge, e smette di fidarsi dei tuoi collegamenti.
Cosa resta fuori. Il controllo qui sopra guarda una pagina, o una ricerca. Non dice se il quadro d'insieme regge: se le pagine si pestano i piedi fra loro, se le informazioni si contraddicono da una fonte all'altra, e in quale punto della catena si perde più gente.
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